Il contratto di convivenza
Il contratto di convivenza
Contratto di Convivenza: cos'è, come funziona e perché conviene stipularlo
Cos’è il contratto di convivenza
Il contratto di convivenza consente alle coppie di fatto e ai conviventi di fatto di regolare in modo chiaro i rapporti economici e patrimoniali della vita comune.
Introdotto dalla Legge 20 maggio 2016, n. 76, c.d. Legge Cirinnà, è uno strumento di autonomia privata pensato per definire diritti e obblighi reciproci e rafforzare la tutela patrimoniale dei conviventi.
È particolarmente utile per chi vive una convivenza more uxorio senza matrimonio o unione civile.
Forma e validità
Il contratto di convivenza deve essere redatto in forma scritta, a pena di nullità, mediante atto pubblico o scrittura privata autenticata da un notaio o da un avvocato.
Il professionista attesta la conformità dell’accordo alle norme imperative e all’ordine pubblico, ai sensi dell’art. 1, co. 51, L. 76/2016.
Per l’opponibilità ai terzi, copia dell’atto deve essere trasmessa entro dieci giorni al comune di residenza per l’iscrizione anagrafica (art. 1, co. 52, L. 76/2016).
Cosa può contenere il contratto
Ai sensi dell’art. 1, co. 53, L. 76/2016, il contratto di convivenza può disciplinare, tra l’altro:
indicazione della residenza comune;
modalità di contribuzione alle necessità della vita in comune, in relazione alle sostanze di ciascuno e alla capacità di lavoro;
scelta del regime patrimoniale della comunione dei beni, analogo a quello previsto per i coniugi;
eventuali obblighi economici in caso di cessazione della convivenza.
Clausole nulle
Sono nulle le clausole che limitano la libertà personale, riguardano diritti successori oppure hanno un oggetto illecito o contrario all’ordine pubblico.
Il contratto di convivenza non sostituisce quindi gli strumenti successori, quali il testamento, necessari per disciplinare la devoluzione del patrimonio.
Vantaggi pratici e legali
Certezza giuridica: definisce in anticipo diritti e obblighi economici, riducendo il rischio di controversie future.
Tutela patrimoniale: consente di optare per la comunione dei beni, estendendo alla coppia di fatto protezioni analoghe a quelle previste per i coniugi.
Flessibilità: può essere modificato in qualsiasi momento con le stesse forme richieste per la stipula.
Opponibilità ai terzi: una volta iscritto in anagrafe, è efficace anche nei confronti di soggetti esterni alla coppia.
Partecipazione agli utili: il convivente che lavora stabilmente nell’impresa dell’altro ha diritto a una partecipazione agli utili, ai sensi dell’art. 1, co. 46-ter, L. 76/2016.
Risarcimento del danno: in caso di decesso del convivente per fatto illecito di terzi, il superstite ha diritto al risarcimento secondo i medesimi criteri applicati al coniuge.
Quando cessa di avere effetto
Il contratto cessa di avere effetto per accordo delle parti, recesso unilaterale — con obbligo di notifica all’altro convivente —, matrimonio o unione civile tra i conviventi, decesso di uno dei partner oppure cessazione della convivenza di fatto.
Una corretta regolazione preventiva aiuta a gestire anche questa fase con maggiore certezza.
Perché affidarsi a un avvocato specializzato in diritto di famiglia
La redazione di un contratto di convivenza richiede competenza tecnica, attenzione alle esigenze concrete della coppia e conoscenza della disciplina della Legge Cirinnà.
Un avvocato per contratto di convivenza può verificare validità, efficacia e adeguatezza delle clausole rispetto ai vostri diritti conviventi e al vostro regime patrimoniale.
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