Skip to content

Assegnazione della casa familiare

Assegnazione della casa familiare

Il quadro normativo di riferimento

Quando una coppia entra in crisi, uno degli aspetti più delicati da affrontare riguarda la casa familiare: chi ha il diritto di restare nell’abitazione comune?

La risposta non dipende dalla titolarità del bene, ma — in primo luogo — dall’interesse dei figli. L’art. 337-sexies del codice civile stabilisce che il godimento della casa familiare è attribuito tenendo prioritariamente conto dell’interesse dei figli, minorenni o maggiorenni non economicamente autosufficienti, indipendentemente da chi sia il proprietario dell’immobile.

Chi può ottenere l’assegnazione

L’assegnazione viene, di regola, disposta in favore del genitore collocatario, ossia quello presso cui i figli convivono stabilmente.

Il giudice tiene conto del valore economico dell’assegnazione nella regolazione complessiva dei rapporti patrimoniali tra i genitori.

L’istituto ha natura temporanea e funzionale: non trasferisce la proprietà, ma garantisce ai figli la continuità del loro ambiente di vita.

Quando vengono meno le esigenze di tutela della prole — ad esempio al raggiungimento dell’indipendenza economica del figlio maggiorenne — il diritto all’assegnazione cessa. Il diritto decade altresì se l’assegnatario smette di abitare stabilmente nell’immobile, instaura una nuova convivenza more uxorio o contrae un nuovo matrimonio.

In assenza di figli

Qualora non vi siano figli, l’assegnazione della casa familiare non può essere disposta automaticamente: la disponibilità dell’immobile segue le ordinarie regole della proprietà e degli accordi tra le parti, con eventuali compensazioni economiche.

Unioni civili

Le parti di una unione civile tra persone dello stesso sesso, costituita ai sensi della Legge 20 maggio 2016, n. 76 (c.d. Legge Cirinnà), beneficiano di una tutela sostanzialmente equivalente a quella riconosciuta ai coniugi.

Per effetto del rinvio normativo operato dalla stessa legge, le disposizioni del codice civile applicabili alla crisi coniugale — incluso l’art. 337-sexies c.c. — trovano applicazione anche allo scioglimento dell’unione civile, con identica centralità dell’interesse dei figli.

Convivenza more uxorio

La situazione è strutturalmente differente per le coppie di fatto (convivenza more uxorio). In questo contesto non esiste un obbligo giuridico di coabitazione, e le norme sulla separazione e sul divorzio non trovano applicazione diretta.

Tuttavia, in presenza di figli comuni, il giudice può comunque intervenire applicando l’art. 337-sexies c.c., valutando l’interesse superiore dei minori e approvando gli accordi raggiunti tra i genitori.

La qualificazione dell’immobile come “casa familiare” richiede che, prima del conflitto, vi fosse una stabile e continuativa utilizzazione dello stesso da parte del nucleo familiare.

I contratti di convivenza stipulati ai sensi della Legge Cirinnà possono regolare preventivamente alcune di queste vicende.

Profili patrimoniali e revisione dell’assegno

L’assegnazione ha un valore economico riconosciuto in sede giudiziale.

Il coniuge o il partner che perda il diritto all’assegnazione può richiedere la revisione in aumento dell’assegno di mantenimento o divorzile, ma tale aumento non è automatico: deve essere giustificato da circostanze concrete, come la necessità di sostenere nuove spese abitative a fronte di un incremento di reddito dell’ex partner derivante dalla locazione dell’immobile.

Perché affidarsi a un avvocato specialista in diritto di famiglia

L’assegnazione della casa familiare non è un provvedimento automatico né standardizzato: il giudice è chiamato a bilanciare interessi patrimoniali ed esistenziali di natura complessa, operando valutazioni caso per caso, alla luce delle concrete circostanze di ogni nucleo familiare.

Ciò vale tanto nelle separazioni e nei divorzi tra coniugi, quanto nei procedimenti che coinvolgono le unioni civili e le convivenze more uxorio, dove il quadro normativo di riferimento è più articolato e la tutela dei diritti dipende in misura ancora maggiore dalla qualità della strategia difensiva adottata.

Un avvocato specializzato in diritto di famiglia è in grado di valutare se sussistono i presupposti per richiedere o contrastare l’assegnazione, di quantificare correttamente l’impatto economico del provvedimento sull’assegno di mantenimento, e di preservare i diritti del proprietario non assegnatario — che mantiene la titolarità del bene ma ne vede limitato il godimento per tutta la durata dell’assegnazione.

Analogamente, nei casi in cui le condizioni sopravvenute impongano una revisione del provvedimento — come il raggiungimento dell’autosufficienza economica del figlio o la nuova convivenza dell’assegnatario — solo una consulenza tempestiva e qualificata consente di agire con efficacia davanti al giudice competente.

Affidarsi a un professionista con specifica competenza nella materia significa tutelare non soltanto i propri diritti patrimoniali, ma anche — e soprattutto — gli interessi dei figli, che restano al centro di ogni decisione giudiziale in questo delicato ambito del diritto di famiglia.

Studio Legale Carnassale
Politica privacy

Utilizziamo i cookie per personalizzare contenuti ed annunci, per fornire funzionalità dei social media e per analizzare il nostro traffico. Condividiamo inoltre informazioni sul modo in cui utilizza il nostro sito con i nostri partner che si occupano di analisi dei dati web, pubblicità e social media, i quali potrebbero combinarle con altre informazioni che ha fornito loro o che hanno raccolto dal suo utilizzo dei loro servizi. Acconsenta ai nostri cookie se continua ad utilizzare il nostro sito web. Leggi testo Privacy e Cookie