MEDIAZIONI
MEDIAZIONI
La risoluzione alternativa delle controversie
La risoluzione alternativa delle controversie costituisce oggi l’unica alternativa alla lentezza, ai costi, al formalismo e alla rigidità della giustizia ordinaria.
L’impiego di queste procedure comporta un reale vantaggio a favore delle parti, dato che in questo modo possono queste giungere alla soluzione del conflitto in maniera più snella, rapida ed economica arrivando a soddisfare i loro interessi.
Il conciliatore infatti, diversamente dal giudice che prende una decisione vincolante per i contendenti, assiste le parti al fine di trovare una soluzione negoziata accettabile da tutti.
In particolare nelle controversie familiari ciò serve a ridurre i conflitti e creare soluzioni sane, concrete e durature che ridefiniscano e preservino le relazioni familiari.
Questo soprattutto in caso siano presenti figli, i quali subiscono e patiscono maggiormente le situazioni conflittuali dei genitori.
La logica avversariale del tribunale, cioè quella del “vincere/perdere”, potrebbe infatti alimentare i contrasti già esistenti e portare a fossilizzare il conflitto a discapito dei reali bisogni familiari.
Il procedimento di risoluzione alternativa delle controversie si concentra invece sui problemi delle parti, cercando la risoluzione del conflitto in essere, individuando il miglior interesse delle parti coinvolte e riorganizzando così in maniera proficua le relazioni familiari.
L’avv. Carnassale, mediatore professionista e socio A.I.Me.A. – Associazione italiana mediatori e arbitri, è attivo anche all’interno dell’Organismo di Mediazione Forense presso l’Ordine degli Avvocati di Viterbo.
Grazie alla sua preparazione in materia e alle competenze sviluppate nel corso degli anni, l’avvocato è in grado di sostenere il dialogo tra le parti facilitando la comunicazione al fine di raggiungere accordi specifici su questioni delicate ed evitare lunghi ed estenuanti procedimenti giudiziari.
Il ruolo centrale delle parti e il diritto collaborativo
Il sistema legale è principalmente strutturato per essere conflittuale e mettere una parte contro l’altra.
Tuttavia per i conflitti familiari si rende necessario promuovere una convinta adesione ai processi di risoluzione conciliativa delle controversie: ciò al fine di fornire soluzioni appropriate alle esigenze di protezione sia dei singoli, in particolare salvaguardando il benessere dei figli, sia delle formazioni familiari nelle quali si esplica la personalità di ognuno.
Per questo il procedimento è incentrato sulle persone e prevede la partecipazione attiva delle parti stesse, seppur assistite dai loro rispettivi avvocati ed eventualmente anche da altri professionisti (come coordinatori genitoriali, esperti dell’età evolutiva, psicologi) nella ricerca di soluzioni reciprocamente vantaggiose.
Tale pratica non prevede quindi la figura di un soggetto terzo ed imparziale facilitatore dell’accordo, come il mediatore, ma è comunque strutturata in modo che i soggetti della controversia partecipino in maniera attiva e diretta.
A tal fine viene siglato un accordo preliminare definito «accordo di partecipazione», in cui le parti ed i loro avvocati si impegnano a risolvere la disputa in modo collaborativo, condividendo informazioni rilevanti, nel rispetto dei principi della correttezza, della buona fede, della trasparenza e della riservatezza.
I vantaggi di tale pratica sono, oltre alla rapidità di intervento e i costi ridotti rispetto ad un ordinario procedimento giudiziario, il beneficio e la possibilità di trovare soluzioni condivise e personalizzate che un giudicante non potrebbe nemmeno proporre, verso il mantenimento di una relazione sana con l’ex partner, in particolare nell’interesse dei minori coinvolti.
Raggiunto e formalizzato l’accordo, gli avvocati procederanno quindi ai successivi adempimenti previsti dalla legge sulla negoziazione assistita affinché l’accordo abbia lo stesso valore di un provvedimento giudiziale, evitando così che le parti debbano entrare in tribunale.